Riccardo Francovich. Conoscere il passato, costruire la conoscenza.

Giovedì 30 marzo l’Università di Siena, in occasione del decennale della scomparsa di Riccardo Francovich, ha voluto ricordare il grande archeologo inaugurando la mostra “Conoscere il passato, costruire la conoscenza”. Alla presentazione del ricordo hanno preso parte alcuni degli allievi e dei colleghi che, con lui, hanno vissuto e lavorato per la nascita e la crescita di una disciplina, quale l’Archeologia Medievale, e di una parte dell’Università senese, la Facoltà di Lettere e Filosofia alla quale Egli rimase legato per tutta la sua carriera.

Ad aprire la presentazione il Magnifico Rettore Francesco Frati, che ha voluto ribadire la fortuna per l’Università di poter annoverare docenti di grande valore, tra i quali non può che inserirsi anche Riccardo Francovich. “Riuscendo a legare la scienza e la ricerca alla didattica e all’insegnamento, Francovich ha legato il suo nome allo sviluppo dell’aspetto più maestoso della nostra Università negli ultimi 40 anni”, queste le parole del Rettore il quale non ha mancato di porre l’accento sull’eredità dell’archeologo fiorentino. Un’eredità composta anche da tecniche e tecnologie innovative per lo studio della storia e dell’archeologia, che l’archeologo medievista non ha mai avuto il timore di utilizzare e di introdurre nel mondo accademico e della ricerca.

A séguito ha preso la parola Gabriella Piccinni, Direttrice del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali, la quale ha ricordato la grande capacità del collega commemorato, di creare gruppi di lavoro, iniziative e di avere un instancabile rapporto con il territorio. “Una fortissima presenza, grande, fragorosa e rumorosa che riempiva gli spazi di idee e di rapporti”, così la prof.ssa Piccinni ha descritto l’impronta che Francovich aveva e che ha lasciato nel mondo accademico e nel territorio. Un’impronta che di certo è rimasta impressa anche nella città di Siena, con cui Lui ha sempre dialogato con una conflittualità costruttiva e con un’intesa di crescita passata dagli scavi presso le Fonti di Follonica, dal Fortino delle Donne e culminata con le ricerche presso lo Spedale di Santa Maria della Scala.
Non bisogna mai stancarsi di spiegare il senso del nostro lavoro”, citando Francovich e ricalcando il suo pensiero, la Direttrice del Dipartimento ha infine voluto sottolineare le potenzialità e l’importanza della ricostruzione, della restituzione sociale e del dialogo con il pubblico che lo storico così come l’archeologo non deve mai cessare di spiegare e di portare avanti.

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Anche gli allievi, nelle figure di Giovanna Bianchi e Marco Valenti, docenti presso l’Università di Siena, hanno preso parte al ricordo del grande archeologo medievista. Si è ribadito il debito che il mondo storico e archeologico ha nei confronti di Francovich a cui si devono la maggioranza delle acquisizioni della moderna archeologia medievale e non solo di questa. La prof.ssa Bianchi ha inoltre spiegato le ragioni di questa mostra, lontana dalle forme canoniche di un evento commemorativo, pensata per chi Francovich non lo ha mai conosciuto, per i giovani studenti che portano sulle spalle la sua eredità senza aver mai avuto la possibilità di interfacciarsi con lui.
Una mostra d’impatto, rivolta anche ad un pubblico di non specialisti, che cerca di rimettere insieme 40 anni di lavoro infaticabile e multiforme, che si apre con l’amore di un giovane per la politica e per la storia medievale e si chiude con l’amore per la moglie, Nicoletta Onesti, che lo ha accompagnato e supportato lungo tutto il suo percorso di vita e di studi. L’esposizione si sposterà prima in Toscana passando per S. Miniato, Rocca San Silvestro, Poggibonsi e Grosseto per poi uscire dai confini regionali e raggiungere Venezia, presso l’Università Ca’ Foscari e infine Roma; un percorso che dà alla mostra quel senso di movimento che caratterizzava la vita di Francovich.

Una sola moltitudine”, con questa definizione il professore Valenti, citando il titolo del volumetto dedicato a Riccardo Francovich da Archeologia Medievale, ha descritto la personalità del suo maestro. Una moltitudine di idee, pensieri, contrasti che riuscivano a dialogare tra loro creando sempre propositi nuovi e costruttivi. Costruttivi come il rapporto che riusciva ad intrattenere con il pubblico, con le comunità e con il territorio, svolgendo e gettando le basi di quella che oggi viene definita “Archeologia Pubblica”; basti pensare al Parco Archeominerario di Rocca San Silvestro, ai Parchi Val di Cornia, al Parco di Poggibonsi e a tantissime altre iniziative e realtà portate avanti dai suoi allievi. Per primo, Francovich, ha sempre rivendicato il principio che la conoscenza serve per valorizzare e valorizzare serve a portare avanti una comunità, a darle nuove basi identitarie e nuovi volani economici; una “democratizzazione della conoscenza” che va restituita da parte di chi la produce.

Una vita appassionata. Riccardo amico e collega”, questo il titolo dell’intervento di Sauro Gelichi, professore presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e di Richard Hodges dell’American University of Rome. I due professori hanno richiamato alla mente momenti di vita condivisa con Francovich rimarcando quel suo spirito impetuoso mosso da un convincimento radicato e sincero. “Un’inquietudine dell’anima sublimata in uno sguardo visionario ma allo stesso tempo concreto della sua missione” stava lì, secondo il professor Gelichi, gran parte del suo indiscutibile carisma. Anche Richard Hodges ha voluto commemorare la scomparsa di Francovich raccontando lo stretto rapporto professionale e informale che li legava ed esortando a continuare con la stessa passione e la stessa voglia di fare che distingueva il suo amico e collega.

A conclusione della presentazione Massimo De Francovich, attore e parente di Riccardo, ha letto alcuni brani di e sulla persona dell’archeologo fiorentino, riportando per un momento la voce del maestro dell’archeologia medievale tra le mura di quell’Università che gli ha dato tanto e a cui lui ha restituito molto di più.
La mostra sarà visitabile presso le sale della Biblioteca Umanistica di Siena, nel Palazzo di Fieravecchia fino al 26 maggio.

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