Presente e futuro del patrimonio artistico in Siria e in Iraq

Il 3 Aprile 2017 è stato inaugurato, presso il comune di Aquileia, l’anno accademico 2016/2017 della SISBA (Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici) e noi di Let’s Dig Again, insieme col dottor Roberto Rizzo, eravamo presenti.

Dopo i saluti istituzionali, il direttore della SISBA, il Prof. Callegher, ha presentato le finalità della Scuola lasciando poi la parola a Paolo Matthiae, docente dell’Università La Sapienza di Roma, direttore delle ricerche nel sito archeologico di Ebla, in Siria.
Il Professore Matthiae ha introdotto l’incontro con una lectio magistralis dal titolo “Presente e futuro del patrimonio artistico di Siria e Iraq”.
La lezione è stata dedicata all’archeologo siriano Khaled al-Asaad, torturato e ucciso nell’estate 2015 dai seguaci di Daesh perchè rifiutatosi di rivelare dove erano nascosti i reperti archeologici di Palmira, sito nel quale ha lavorato per più di quarant’anni contribuendo significativamente al riconoscimento come patrimonio UNESCO. L’Isis infatti considera i resti delle civiltà di Palmira rappresentazioni di una cultura pagana e quindi obiettivi concreti della jihad.

Khaled al-Asaad

L’ analisi di Matthiae si è incentrata sull’individuazione delle tipologie dei danni e sintetizza in tre categorie le azioni di danneggiamento:

1) La prima categoria è costituita dai saccheggi clandestini (ormai sin troppo noti) finalizzati ad un inutile collezionismo o al traffico illegale dei beni culturali. In questo caso notiamo un danno conoscitivo legato alla volontarietà di pochi individui che in compromettono più o meno consapevolmente le sequenze stratigrafiche di siti archeologici.

2) La seconda si riferisce ai danni accidentali provocati da operazioni belliche. In queste zone le aree archeologiche possono essere colpite da azioni di tipo militare, si tratta dunque di danneggiamenti “collaterali”, in cui i monumenti e i beni culturali non rappresentano un obiettivo. Questa dinamica non è riferibile solo a quanto accaduto a Palmira: ad esempio è possibile citare i famigerati bombardamenti avvenuti durante la seconda guerra mondiale presso l’abbazia di Montecassino, considerata in quel periodo roccaforte nazista.

3) La terza invece riguarda le distruzioni intenzionali provocate da gruppi terroristici come l’Isis e Al Qaida che considerano il patrimonio culturale uno degli obiettivi della propaganda.

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La riflessione del professore si è soffermata particolarmente su questo punto; i recenti attacchi hanno infatti dimostrato che il patrimonio culturale rappresenta uno dei principali bersagli della di Daesh. Matthiae ha quindi proposto diverse opzioni riguardo le possibili operazioni ricostruttive da effettuare in questi particolari contesti.

1) La prima opzione consiste nel tentativo di restaurare reperti e strutture archeologiche danneggiate integrando ciò che è rimasto attraverso interventi edilizi contemporanei. Questa proposta ha riacceso la diatriba riguardo l’esattezza delle ristrutturazioni e quanto sia deontologicamente giusto applicare un’azione ricostruttiva moderna su monumenti di rilevanza archeologica.

2) La seconda si riferisce alla conservazione della cultura materiale nel suo stato attuale. Queste soluzioni scaturiscono da due prospettive differenti incentrate rispettivamente sui problemi relativi alla correttezza di metodo degli interventi e alla salvaguardia della memoria di queste distruzioni. Significativo è il caso della cattedrale di Coventry che ancora oggi mostra i segni del bombardamento, avvenuto la notte tra il 14 e il 15 novembre 1940 durante il secondo conflitto mondiale.
In quell’occasione il governo inglese preferì “conservare” i segni dell’aggressione nazista, avendo considerato le tracce di quanto accaduto simbolo del danno subito dalla cultura inglese.

Tra le due soluzioni, il prof. Matthiae propende maggiormente per la ricostruzione, attuata da professionisti con tecniche adatte e il meno invasive possibile.
Il dibattito a questo punto dovrebbe incentrarsi su quale tecnica scegliere e soprattutto a chi affidare l’esecuzione dei lavori, con la finalità di agire in maniera concreta evitando di soffermarsi esclusivamente sulla descrizione e sulla critica dello stato delle cose.

Una volta illustrate le possibilità operative in queste aree, Matthiae, conclusa la lectio, ha rilasciato una breve intervista ai nostri microfoni.

Professore, qual è la sua opinione riguardo la situazione in Siria?
“E una guerra interregionale che si è deciso di combattere sul territorio della Siria. Tuttavia ciò non sarebbe accaduto pochi mesi fa, quando la Siria era un paese sicuro nel quale era presente una parte più radicale di matrice islamica ed un’altra parte di sognatori della democrazia occidentale. Infatti la cosa che noi occidentali non dobbiamo dimenticare, anche se la ripetiamo spesso, è che ci sono voluti circa due secoli per riuscire ad affermare la democrazia, fin dai tempi dell’Illuminismo.
Portare la democrazia dal Tamigi al Tigri è una delle più grandi idiozie che siano state viste nella storia, e Blair era in cattiva fede in maniera plateale, quindi si tratta di interessi e basta. Inoltre bisogna considerare che in questo modo si fa un grande torto a queste popolazioni, perché c’è una ristretta élite di Siriani che desiderava una democrazia come quella di Parigi.”

Ma la democrazia non è prerogativa di tutti?
“Questa è stata una primavera come molte altre, ma quando lo dissi sembrava fossi un fautore dei tiranni d’Oriente. Dubitavo che le primavere arabe continuassero ancora ad essere tali, piuttosto temevo e temo che diventassero terribili inverni arabi. Esistono sì i diritti politici, ma in maniera inammissibile per noi occidentali, non erano e non sono rispettati in Siria e Iraq; esistono infatti anche i diritti civili. E se proprio devo dire la mia opinione personale i diritti civili precedono quelli politici.
Anche se i diritti politici vengono garantiti quando non ci sono quelli civili, come per esempio la posizione della donna nella società, come è possibile realizzare pienamente i diritti politici stessi?
In un paese dove la testimonianza della donna per legge vale la metà o un quarto di quella di un uomo, come si fa a far valere i diritti politici?
Secondo me solo sulla base di diritti civili di tipo universale si può ragionare sulle varie forme politiche.
Non è possibile quindi ragionare sulle diverse modalità di governo portando la tua democrazia del Tamigi quando i diritti civili sono diversi, perché è chiaro che questa cosa non funziona. Poi le cose che sono state dette sulla Siria sono francamente assurde.”

Professore la ringraziamo per l’intervento

Grazie a voi, e ricordate che l’archeologia, se vi piace, è una cosa divertente.

R. Chiariello, R. Rizzo.

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