La storia prende vita

La storia della Roma antica esercita un fascino senza tempo. Ai microfoni di Let’s Dig Again, Corrado Perelli, fondatore e presidente dell’associazione di archeologia sperimentale Legio I Italica , ha raccontato come è nato il sogno di rivivere quell’epoca attraverso uno dei vettori principali della romanizzazione: le legioni.

Presidente, come nasce l’avventura della Legio I Italica, e soprattutto cosa rappresenta la scelta proprio di questa fra le tante legioni che hanno composto gli eserciti di Roma?

<<L’idea nasce fondamentalmente da una passione, quella per la storia di Roma e della sua tradizione militare. Nel 1996, insieme ad un piccolo gruppo, abbiamo deciso di fondare un’associazione culturale dedicata alla ricostruzione e alla rievocazione storica della Roma antica, a partire proprio da una delle sue componenti principali: quella militare>>.

<<La scelta è caduta proprio sulla Legio I Italica innanzi tutto per la sua longevità: fu infatti una legione che, a partire dalla sua fondazione, voluta dall’imperatore Nerone nel 67 d.C., venne schierata in numerosi teatri di guerra, specialmente lungo i territori bagnati dal Danubio, e rimase operativa per i successivi quattro secoli, fino alla caduta dell’Impero d’Occidente. Inoltre, la composizione dei suoi reparti, almeno in origine formati esclusivamente da reclute nate sul suolo italico, e il suo acquartieramento così prossimo ai confini dell’Italia (n.d.a. Moesia Inferior, attualmente identificata con i territori di Serbia e Bulgaria), hanno rivestito per noi tutti da sempre un grande fascino>>.

Nel panorama culturale attuale i termini ricostruzione e rievocazione sono spesso impropriamente utilizzati. Quali sono le caratteristiche che vi identificano in questo senso?

<<Sicuramente la grande attenzione verso i dettagli. L’associazione nasce proprio dalla mancanza in Italia negli anni ’90 di una tradizione ricostruttiva puntuale dell’antica Roma. Per i primi 18 anni i nostri sforzi sono stati convogliati verso la fedele ricostruzione delle varie fasi di vita dell’esercito romano, a partire da quella arcaica, attraverso le formazioni repubblicane e imperiali, fino ad arrivare alle modifiche del tardo impero, con particolare attenzione verso la panoplia (n.d.a. ovvero l’armamento completo, offensivo e difensivo) e l’abbigliamento del legionario >>.

Indubbiamente un processo laborioso che necessita di una ricerca su più fronti…

<<Esattamente, e ciò comprende studiare i reperti e recuperare le fonti scritte per ottenere informazioni e confronti attendibili. E poi, ovviamente, c’è la sperimentazione…>>

Che cosa intende?

<<La sperimentazione è una parte fondamentale del nostro lavoro. Per dare veridicità alla nostra ricostruzione dobbiamo mettere in discussione tutto ciò che facciamo, e ciò significa sottoporre al vaglio della sperimentazione ogni cosa, dal corretto utilizzo delle armi, alle formazioni di battaglia, alla costruzione degli accampamenti tenendo sempre presente l’importanza fondamentale del contesto, per evitare di riprodurre anacronismi e falsi storici>>.

Cimentarsi con una ricostruzione così puntuale richiede non solo tanta passione ma anche abilità manuali e know-how. Come si acquisisce il sapere tecnico-scientifico necessario?

<<Il nostro gruppo si compone ormai di oltre 130 membri, e al nostro interno annoveriamo molti artigiani tra cui fabbri, falegnami, tessitori che mettono la loro esperienza al servizio della legione. In questo modo integriamo le fonti scritte della storia e quelle materiali dell’archeologia con il sapere dell’artigianato. È così che siamo giunti a riprodurre copie fedeli e funzionali degli scudi romani, a forgiare i gladii (n.d.a. corta spada in dotazione alla fanteria) e a costruire le macchine da guerra>>.

Questo approccio riguarda anche le tecniche di combattimento?

<<Certamente! L’addestramento, condotto dai nostri “ufficiali”, è il momento in cui sperimentiamo quali dovevano essere i movimenti che una legione eseguiva in battaglia. Le faccio un esempio pratico: la riproposizione della mutatio (n.d.a. azione per cui, al comando del centurione, la seconda linea di legionari prendeva il posto della prima che scalando a ritroso nello schieramento arrivava nelle retrovie per riposarsi e cambiare l’equipaggiamento danneggiato) richiede molto allenamento e un’azione concertata per potere essere messa in atto nel modo corretto. Ciò si ottiene soltanto attraverso una costante ricerca e un duro allenamento>>.


(Fonte: Facebook Legio I Italica )

La Legio I Italica è impegnata ormai da più di 20 anni nella rievocazione di momenti importanti della storia militare romana. Che cosa significa rimettere in scena eventi bellici in modo che risultino verosimili e attendibili?

<<La rievocazione di eventi storici e in particolare bellici è una grande responsabilità; noi tutti la viviamo come una missione. Significa mettere in scena ciò che doveva essere la realtà dell’epoca ed è per questo motivo che il nostro obiettivo primario è inteso ad una riproduzione quanto più vicina al vero; ciò viene messo in opera attraverso la presentazione al pubblico di esperienze completamente immersive >>.

Può farci qualche esempio?

<<Certamente. Due anni fa ad esempio siamo stati i primi ad edificare, nel contesto di una manifestazione culturale, un accampamento estivo mobile lungo il Vallo di Adriano, presidiato da 140 legionari. Abbiamo inoltre avviato, ormai da 10 anni, una collaborazione culturalmente molto proficua con il Museo di Teutoburgo (n.d.a. VARUSSCHLACHT im Osnabrücker Land – Museum und Park Kalkriese). Qui nel 2009 e nel 2015 abbiamo rievocato due momenti importanti delle guerre germaniche di Augusto e Tiberio: la battaglia di Teutoburgo e la spedizione di Germanico. In quest’ultima occasione abbiamo marciato da Halter (GER), dove era acquartierata la XIX Legione, per 150 Km con tutto l’equipaggiamento, ripercorrendo il tragitto seguito dai legionari.>>.

L’esperienza acquisita e gli sforzi profusi vi hanno portato non soltanto l’apprezzamento del grande pubblico ma anche il plauso di specialisti del settore…

<<Si, e devo riconoscere che è una grande soddisfazione. L’aver collaborato con riviste specialistiche come Archeologia Viva, con importanti divulgatori come Alberto Angela e Valerio Massimo Manfredi, oltre ai numerosi contatti con atenei universitari e centri di ricerca è per noi della Legio I Italica, e per me in qualità di presidente, motivo di grande orgoglio>>.

<<Tutto questo non sarebbe possibile senza un grande spirito di corpo, senza la dedizione di ogni singolo “soldato” e senza disciplina; proprio quelle caratteristiche che hanno fatto dell’esercito romano una macchina formidabile>>.


(Fonte: Facebook Legio I Italica )

Presidente, un’ultima domanda: quali sono gli obiettivi della Legio I Italica per il prossimo futuro?

<<L’obiettivo principale è consolidare il gruppo attuale per lasciare un’eredità importante a chi verrà dopo di noi. A questo proposito, stiamo lavorando in sinergia con un gruppo di imprenditori intenzionato ad investire in un parco archeologico dove verranno allestiti, oltre a diversi edifici simbolo dell’architettura romana, un castrum e un’area dedicata al funzionamento delle macchine d’assedio. I visitatori avranno così la possibilità di immergersi nel mondo romano e provare in prima persona la vita del legionario. Siamo però ancora in una fase preliminare del progetto e sarà quindi necessario attendere i prossimi sviluppi >>.

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