Il sito archeologico di Santa Venera al Pozzo

Il 22 maggio del 2017 è stata avviata la prima campagna di scavo archeologico nel sito di Santa Venera al Pozzo, presso il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dell’Aci.
La ripresa delle attività è stata favorita dalla convenzione operativa siglata tra l’Istituto dei Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBAM CNR) di Catania e il Polo Regionale per i siti culturali di Catania e della Valle delle Aci.
La convenzione ha reso possibile la realizzazione di un ampio progetto di ricerca, direttamente coordinato dall’Istituto catanese del Cnr e dal Polo Regionale, attraverso un programma di attività multidisciplinare, che coinvolge direttamente ricercatori del CNR e giovani studenti del corso di laurea magistrale in Archeologia dell’Università di Catania.

L’obiettivo primario del progetto è quello di indagare e divulgare la complessità del panorama storico e naturalistico della Valle dell’Aci, e più in generale del territorio etneo, attraverso la sperimentazione e l’applicazione di moderne tecniche di analisi.
Questa prospettiva multidisciplinare vede la partecipazione diretta di ricercatori di vari settori (archeologi, geologi, topografi, informatici etc.), un valido ausilio alle consuete attività di scavo, nel tentativo di ricostruire diacronicamente il contesto culturale di alcuni siti archeologici della Valle, come quello di Santa Venera al Pozzo, ancora oggi solo parzialmente studiati.

Inquadramento storico e geografico
Il sito insiste nel territorio del comune di Aci Catena e mostra una lunga frequentazione sin dall’età preistorica, sebbene i primi segni tangibili di un insediamento si abbiano solo in età greca. Testimonianze di questo periodo sono i resti di un edificio di 37 ambienti per un’estensione totale di circa 1700 mq e la cosiddetta “Casa del Pithos”, con funzione di raccolta delle acque, e ancora un piccolo santuario dedicato con ogni probabilità al culto di Demetra e Kore.
In età romana l’intera area sembra vivere il suo momento più florido con l’impiantarsi di una statio: forse l’Acium dell’Itinerarium Antonini, importante luogo di sosta lungo l’arteria di collegamento tra Messina e Catania. Sono state messe in luce delle strutture di servizio tra cui un imponente impianto termale, edificato tra il I a.C. e il I d.C. e ampliato nel III d.C., che veniva alimentato con l’acqua sulfurea della sorgente vicina e che si conserva tutt’oggi in alzato con le sue magnifiche volte intonacate. Tra il IV e il VI sec. d. C. sull’edificio di età greca si installa un’officina per la produzione della ceramica, ma dopo tale evento il sito sembra essere abbandonato almeno fino al XII sec. d.C., quando viene edificata una piccola chiesa dedicata al culto di Santa Venera proprio di fronte al complesso termale e in prossimità di un podio dedicato a Venere.

Gentilmente invitati dal Direttore dell’IBAM Daniele Malfitana e dalla sua equipe di giovani collaboratori della sede IBAM CNR di Catania, ci siamo recati sul sito di Santa Venera al Pozzo.
Approfittando del penultimo giorno di scavo, abbiamo colto l’occasione per intervistare alcune tra le figure di spicco dello scavo, che rendono in concreto possibile questo innovativo progetto; ma soprattutto per osservare e conoscere direttamente l’importante lavoro svolto sul campo dagli studenti dell’Università di Catania coinvolti nell’iniziativa.
Giunti sul posto, dopo un temerario e bucolico viaggio lungo la A19 in direzione Catania, veniamo immediatamente accolti dalla squadra dell’IBAM CNR e dal Direttore Malfitana, il primo che si è concesso ai nostri microfoni.

Direttore, cos’è che rende il sito così importante tanto da riprendere le indagini?
Il sito di Santa Venera al Pozzo, già noto da secoli e indagato scientificamente a partire dalla seconda metà del secolo scorso dalla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Siracusa e poi di Catania, esercita un fascino particolare poiché unisce la bellezza delle evidenze archeologiche di un complesso produttivo di età romana ad una serie di realtà naturalistiche, quali ad esempio la limitrofa sorgente d’acqua.
Circa due anni fa, attraverso una prima convezione stipulata con l’allora Soprintendenza, abbiamo effettuato delle ricognizioni su tutto il territorio, per localizzare con precisione le zone in cui intervenire. Inoltre lo scorso anno abbiamo rinnovato l’Accordo per un ulteriore biennio, programmando dapprima indagini diagnostiche non invasive, con georadar, geoelettrica, magnetometro, e in seguito le prime attività di scavo.
Il nostro obiettivo è quello di rendere questo scavo una vera è propria “palestra formativa” per gli studenti principalmente, ma non solo, del corso di Archeologia dell’Università di Catania.
Questo programma consente di svolgere una serie di attività organizzate in differenti laboratori, quali, ad esempio, quello di geofisica, di archeologia immersiva e di disegno archeologico; utili sia per il proseguo dell’attività di ricerca, che per gli studenti che si alternano tra il lavoro sullo scavo e lo studio dei materiali.

… dunque si tratta di un vero e proprio progetto “multidisciplinare”, nel quale vengono coinvolte figure professioni operanti sia in campo archeologico che in quello scientifico. Figure che offrono un supporto scientifico sia alle attività di scavo, sia alla formazione dei giovani studenti dell’Ateneo di Catania.
Difatti il nostro obiettivo principale è proprio questo. L’IBAM-CNR è un Istituto che produce ricerca principalmente indirizzata verso canali strettamente specialistici. Tuttavia, oggigiorno, vi è la consapevolezza che la ricerca archeologica ha anche altre finalità, traguardi diversi e una responsabilità sociale, che va perseguita con una forte attenzione alla comunicazione verso il pubblico e la comunità.
Anzi colgo l’occasione per ringraziarvi in prima persona per l’attività di comunicazione che Let’s Dig Again svolge. La vostra presenza oggi qui, personalmente, ritengo sia un segnale importante; la società nel suo complesso ha più contezza di ciò che stiamo attuando oggi, qui a Santa Venera al Pozzo, attraverso la vostra radio e grazie all’impegno dei nostri giovani collaboratori dell’ufficio comunicazione del IBAM, che ne ha supportato l’organizzazione. In tal modo, la nostra ricerca specialistica non rimane limitata esclusivamente ai canali di divulgazione accademica, ma giunge ad un più ampio pubblico, composto principalmente dalla comunità locale.
Spesso c’è capitato di accogliere persone di Aci Catena, che incuriositi, oltre ad visitare gli scavi in corso, si interrogavano sull’effettivo valore delle scoperte ottenute, nella prospettiva di ricostruire la storia della loro città e del territorio in cui vivono.

Quindi sono previste, in un futuro, delle attività di fruizione rivolte direttamente al pubblico, che rendano più informale tutto il contesto archeologico di Santa Venera al Pozzo?
Assolutamente. Il nostro interesse nel riprendere le ricerche in questo luogo, si è rivelato decisamente entusiasmante anche per l’importante presenza di un Antiquarium, rimasto chiuso per moltissimo tempo. Dunque, se noi oggi sommiamo le diverse parti nel complesso, ovvero l’elemento archeologico, la “palestra formativa”, l’Antiquarium e l’area naturalistica, emerge un progetto di comunicazione non solo della ricerca, ma del tema del Patrimonio Culturale declinato nella sua interezza.
Questi sono esempi in cui c’è una combinazione di sapere e interesse dei ragazzi, che fanno la differenza.

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Dopo una breve visita guidata del sito, tra il quartiere artigianale e i resti dell’impianto termale, in compagnia del Direttore Malfitana e dei suoi collaboratori, ci soffermiamo su una delle aree di scavo, indagate nel corso di questa campagna. Incuriositi dal lavoro svolto dagli studenti, diretti dai Field Directors Giuseppe Cacciaguerra e Antonino Mazzaglia, ricercatori dell’Istituto catanese, decidiamo di saperne di più.
È proprio il dott. A. Mazzaglia a rispondere alle nostre domande, illustrandoci il lavoro finora svolto.

Come si è svolta questa campagna di scavo e quali sono stati i risultati ottenuti?
Il sito di Santa Venera al Pozzo è un contesto di straordinaria importanza per le tracce materiali del passato che esso conserva e che ci permettono di ricostruire la storia lunghissima della sua occupazione. Qui, le tracce del lavoro dell’uomo si sono unite a quelle generate dalla religione e dalle credenze; il lavoro è da sempre legato alla fede, prima rivolta alle divinità pagane, successivamente alla sfera cristiana.
Il sito è stato frequentato dall’uomo sin dalla Preistoria, senza soluzione di continuità, favorito probabilmente dalla disponibilità di argilla, abbondanza di fonti d’acqua e legname. Risorse che hanno fatto sì che questo terreno non fosse esclusivamente adoperato per la coltivazione, ma anche per la produzione di oggetti di uso quotidiano.
La vocazione produttiva e cultuale dell’area spiega le varie caratteristiche ed evidenze della sua topografia: impianto termale, il podio di un tempietto, una chiesa cristiana sviluppatasi a ridosso dell’area sacra di età romana. Soprattutto è di enorme rilevanza l’area artigianale con le sue fornaci, testimoni di uno stretto legame dell’uomo con l’ambiente, che è totalmente mutato nel corso del tempo.
Come già detto, l’area di Santa Venera al Pozzo è stata precedentemente indagata dalla Soprintendenza di Siracusa e poi di Catania e ad oggi il sito è gestito dal Polo Regionale per i siti culturali di Catania.

Durante la campagna di quest’anno, le attività si sono concentrare in un’area a ridosso dei vecchi settori di scavo e di un grande ambiente messi in luce dalla Soprintendenza di Catania, contesti identificati probabilmente come luoghi di statio, dove i viandanti che attraversavano per varie ragioni(commerciali, culturali, terapeutiche) questi luoghi, potesse sostare.
Siamo partiti da indagini geofisiche e geoelettriche, avvalendoci dell’aiuto di strumenti moderni come magnetometro e georadar, il tutto con l’importante coordinamento del dott. Giovanni Leucci, geofisico di fama internazionale e ricercatore dell’IBAM, per rilevare anomalie nel terreno sulle quali concentrarci durante la fase di scavo. In seguito alla raccolta e interpretazione di questi dati, si è deciso di aprire quattro saggi nei punti di massimo interesse, uno dei quali proprio a ridosso dell’area artigianale precedentemente scoperta.
Questi saggi hanno restituito nuova documentazione ed evidenze, anche monumentali, purtroppo messe tardivamente in luce nella fase conclusiva della nostra campagna. Dopotutto è compito dell’archeologo saper rispettare i tempi della ricerca stratigrafica! Difatti le attività riprenderanno nel mese di Settembre.
Il lavoro svolto finora, rientra perfettamente nella tradizione della ricerca svolta dall’IBAM, che prevede l’applicazione di tecnologie moderne al servizio dell’archeologo. Sinergismo manifestatosi nella realizzazione di una piattaforma informativa, che permette la gestione in tempo reale di tutti i dati prodotti in cantiere, dal singolo reperto alla stratigrafia.

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Nonostante si concludano le attività di scavo, continuerete con le attività di laboratorio?
Per tutto il mese di Giugno sono previste attività di laboratorio, poiché non è stato possibile concludere lo studio del materiale rinvenuto durante lo scavo. Dunque si è preferito proseguire il lavoro con gli studenti, cosi da svolgere in completa serenità le varie fasi di studio, specialmente per quanto riguarda la classificazione dei manufatti ceramici.
Infine, riusciamo ad approfondire e snodare uno dei punti cardini della ricerca svolta sul sito, quello della comunicazione, intervistando Silvia Iachello e Giusi Meli, Responsabili dell’Ufficio Comunicazione e Attività Istituzionali dell’IBAM e curatrici delle pagine social dell’Istituto.
…una delle iniziative più interessanti, relativa alla comunicazione delle attività svolte sul sito, è la redazione del diario di scavo on line da parte degli stessi studenti.

Potreste illustrarci meglio di cosa si tratta?
Ogni archeologo, nel corso di una campagna di scavo, è solito appuntare informazioni e riflessioni in un diario personale, strumento fondamentale ai fini delle attività individuali (e non solo) di ricerca. Il “diario digitale“, presente nel blog dell’IBAM CNR, Archeologos|Archeologia e Innovazione, nato nel 2015, in occasione della campagna di ricognizione sul sito di Santa Venera al Pozzo, è stato pensato come una “lente d’ingrandimento” in grado di osservare e raccontare, pagina dopo pagina, l’esperienza sul campo dell’intero team di scavo, composto da studenti ed esperti, con focus sui percorsi di formazione, sul laboratorio didattico, le tecniche di intervento/scavo utilizzate e le conoscenze e competenze acquisite dagli studenti.
Attraverso questo strumento, con un linguaggio semplice, è stato possibile raccontare al grande pubblico e alla nostra community virtuale, come funziona uno scavo archeologico e come si realizza l’intera attività di ricerca di un ente pubblico senza tralasciare l’importante aspetto del ‘dialogo’ con le Istituzioni e il territorio.

Tale esercizio, aiuta gli studenti a comprendere, in maniera un po’ più critica, il loro lavoro svolto sul campo?
Questo esercizio ha certamente permesso agli studenti di approcciarsi al tema della divulgazione dei risultati della ricerca scientifica ad un pubblico sempre più ampio.
La forma narrativa del diario, ha fornito agli studenti diverse occasioni di analisi, che hanno portato ad un’attenta rielaborazione (senza banalismi) del contesto in cui hanno operato, delle proprie conoscenze e competenze acquisite e delle relazioni umane che si sono innescate durante questa avventura.

Oltre il diario di scavo, quali altre forme di comunicazione utilizzate per divulgare i risultati ottenuti durante la vostra campagna di scavo?
Insieme all’elaborazione del diario, è stata portata avanti un’intensa campagna di comunicazione integrata, caratterizzata da una fitta programmazione di azioni strategiche, che spaziano dalla stampa tradizionale alle moderne modalità di comunicazione digitale. In particolare, grazie ai social network, è stato documentato periodicamente lo stato di avanzamento dei lavori mediante la pubblicazione di contenuti video e fotografici. Stiamo, inoltre, lavorando alla realizzazione di un sito web, con contenuti d’immediata comprensione, ma dall’alto rigore scientifico, interamente dedicato al progetto di ricerca dell’IBAM CNR (www.ibam.cnr.it) presso il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dell’Aci.

Hashtag Ufficiali
#ArcheoResearch #ProgettoValleAci #SantaVeneraAlPozzo #DiariAperti

Francesca Meli e Martina Di Giannantonio

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