Butrint Project: la ripresa degli studi a Butrinto (Albania)

di Francesco Pizzimenti, Veronica Castignani, Federica Carbotti

Il coinvolgimento dell’Università di Bologna sul suolo albanese ha una lunga tradizione alle spalle. La prima missione archeologica venne inaugurata nel 2000 nella città di Phoinike, in collaborazione con l’Istituto di Archeologia di Tirana e del Ministero per gli Affari Esteri sotto la direzione di Sandro De Maria e di Shpresa Gjongecaj. Dopo quindici anni di ricerche nell’antica capitale dei Caoni e sul territorio circostante – ricerche che continuano proficuamente ancora oggi – si è giunti alla decisione di allargare il campo d’indagine alla zona costiera. Nel 2015 nasce il Butrint Project presso l’antico sito di Buthrotum, un centro unico nel panorama regionale grazie alla sua occupazione continua dalla media età del Bronzo sino al tardo XVI secolo.

Scavo di Butrinto, 2019

Il sito fu visitato a più riprese da viaggiatori e diplomatici nel corso dell’Ottocento ma l’effettiva riscoperta della città avvenne intorno alla metà degli anni Venti ad opera della Missione Archeologica Italiana in Albania che diede avvio alle prime ricerche sistematiche ed estensive. Gran parte dei monumenti oggi visibili a Butrinto, quali la Basilica sull’Acropoli, il Santuario di Asclepio con il Teatro annesso e gli edifici pubblici a sud dell’Acropoli relativi alle fasi ellenistica, romana e tardoantica del sito, furono riportati alla luce da Luigi Maria Ugolini, direttore della Missione Italiana, e dai suoi successori. Alla Missione Italiana si deve anche lo scavo di buona parte delle mura difensive e delle sei porte che si aprivano sulla cinta ellenistica, oggi oggetto delle attività di studio e rilievo topografico da parte dell’Università di Bologna. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’instaurazione del regime comunista nel 1945, le indagini si concentrarono in diversi settori della città a opera di archeologi albanesi sotto la direzione di Hasan Ceka: nuove ricerche e restauri presso la Porta del Leone e la cosiddetta Tower Gate, lo scavo delle mura a Est del Foro e nell’area del Santuario, la ripresa degli studi relativi alla Grande Basilica, al Battistero e al Ginnasio. Con la caduta del Comunismo in Albania Butrinto si apre a nuove missioni archeologiche estere. La Missione Greco-Albanese, sotto la guida di Astrit Nanaj e Katerina Hadzis dell’Università di Corfù, si dedicò alle ricerche sull’Acropoli. La Butrint Foundation, guidata sul campo da Richard Hodges, si occupò dello studio, scavo, documentazione e conservazione di gran parte dei monumenti antichi, con particolare attenzione rivolta alle tracce bizantine e medievali del sito. Le più recenti ricerche si devono alle attività condotte da David Hernandez nell’ambito del Roman Forum Excavation Project a partire dal 2011, volte all’individuazione dell’agorà greca e del foro della colonia augustea.

Laser scanner delle mura dell’acropoli

La missione archeologica a Butrinto, guidata da Enrico Giorgi (Università di Bologna) e Belisa Muka (Istituto Archeologico di Tirana) in collaborazione con il Parco Nazionale di Butrinto e con il sostegno del MAECI, si è posta sin dall’inizio l’obiettivo di elaborare un programma completo di rilievo topografico e documentazione fotografica del contesto urbano. In un primo momento, tra il 2015 e il 2016, le indagini si sono concentrate sul Santuario di Asclepio, in particolare sul Tempio dedicato al dio posto sulla terrazza sovrastante la cavea teatrale. Nel 2017 queste sono state estese all’intero circuito murario per facilitare la lettura degli elevati nelle loro numerose fasi costruttive e studiare lo stato di conservazione e di degrado delle strutture murarie, come anche dei numerosi monumenti del sito. A partire dal 2018 i Direttori della Missione hanno deciso di compiere un ulteriore passo avanti nella ricerca affiancando le attività di scavo stratigrafico alla documentazione topografica. In un primo momento queste si sono concentrate nell’emplekton delle mura ellenistiche situate nella zona tra il Foro Romano e la cosiddetta Tower Gate, per meglio comprendere non solo la tecnica costruttiva delle mura stesse ma anche il modo in cui queste sono state reimpiegate e incorporate negli edifici successivi di età alto-medievale. Il 2019 ha visto, invece, lo spostamento delle ricerche sul pianoro centrale della collina dell’Acropoli. Questa è una delle zone che è stata maggiormente interessata da scavi sin dalla riscoperta della città, dal momento che proprio in quest’area sono stati rinvenuti i resti più antichi dell’insediamento. L’obiettivo iniziale è stato rintracciare i tratti murari indicati sulle planimetrie pubblicate dopo gli ultimi scavi della Butrint Foundation nel 2009. Parte dell’area è stata indagata per la prima volta, portando alla scoperta di quella che sembra essere una originaria struttura a portico, di cui è stata rintracciata una serie di tre pilastri, successivamente rimaneggiata collegando tra loro i pilastri tramite fondazioni che hanno rialzato il piano pavimentale di circa 0.30-0.40 m rispetto all’originario. L’analisi preliminare dei materiali rinvenuti nel corso delle operazioni di scavo conferma per il momento le datazioni proposte dalla Butrint Foundation, il che permette di avanzare l’ipotesi che la struttura porticata sia attribuibile al I secolo d.C. e che l’area sia stata interessata da una consistente risistemazione tra il V e il VII secolo d.C.

Santuario di Asclepio e teatro, Butrinto

Le numerose idee avanzate per la campagna del 2020 sono state fortemente ridimensionate a causa delle limitazioni e le dovute cautele imposte dall’attuale situazione sanitaria. Solo un gruppo ristretto di colleghi albanesi tornerà sul campo per proseguire con le attività di conservazione e documentazione delle strutture. Parallelamente il Team del progetto ha deciso di impegnarsi nello studio del sito da remoto, a partire dall’elaborazione dei dati acquisiti nel corso delle campagne precedenti. L’inquadramento di Butrinto nel suo contesto territoriale è da sempre uno dei segni distintivi del Butrint Project che porta avanti varie attività di ricognizione nella regione: si è deciso quest’anno di procedere attraverso l’acquisizione della cartografia storica e delle fotografie aeree della zona, con lo scopo di portare avanti un’opera di riesame generale delle evidenze archeologiche presenti in Albania meridionale. Per l’avvenire il Butrint Project resta attivo su numerosi fronti. Vi è la volontà di continuare ad occuparsi del territorio della Caonia, così da riuscire a inquadrare meglio la città di Butrinto e i rapporti con gli altri centri nelle sue varie fasi storiche, alla luce sia della colonizzazione greca sia, successivamente, di quella romana. All’interno del sito si ha l’obiettivo di proseguire con le attività di scavo sull’Acropoli e infine giungere a stratigrafie più antiche. Altri filoni di ricerca riguardano il riesame non solo della situazione relativa al Santuario di Asclepio ma anche alle necropoli della città, la cui localizzazione è ancora incerta. Fondamentale rimane il progetto originario per il quale la missione era nata: il rilievo topografico del circuito murario e dei principali monumenti del centro urbano, ormai quasi al termine, ha dato importanti risultati in merito alle valutazioni sullo stato di conservazione e degrado delle strutture, oltre che la loro tutela e restauro.

Teatro di Vagalati, Caonia

Il proseguimento degli studi non può, a nostro parere, essere scisso da una parallela attività di comunicazione e divulgazione dei risultati della ricerca. A questo proposito, dalla collaborazione tra il Dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’Università di Bologna e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata è nato un ciclo di webinar relativo alle più recenti ricerche in Epiro e Illiria Meridionale. La prima parte si è appena conclusa – gli incontri sono interamente disponibili sul canale YouTube “Semastoriarche Unimc” – ma una nuova serie di incontri prenderà avvio da gennaio. Un nuovo ciclo di webinar sulle ricerche archeologiche Italo-Albanesi, promosso dall’Ambasciata Italiana in Albania, dall’Istituto di Archeologia di Tirana, dal CNR – ISPC e dalle Università italiane attive sul suolo albanese, inizierà a novembre e sarà un’importante occasione di confronto sui temi della ricerca e della valorizzazione. Dalla volontà di comunicare le attività che ci vedono impegnati, e complice la forzata lontananza dal campo, sono nati il sito web e il profilo social (Instagram: @butrint_project) per condividere con chiunque fosse interessato i ricordi delle passate campagne, le iniziative di quest’anno e le novità per il futuro del progetto. E per finire, dallo scavo nella terra si è passati allo “scavo” negli archivi: frugando tra le vecchie documentazioni della missione è stata fatta una rilevante scoperta che presto condivideremo.
Vi invitiamo a continuare a seguirci, Butrinto ha ancora tanto da rivelare!

Porta del Leone, Butrinto


Posted by Andrea Bellotti

Archeologo, borsista di ricerca presso l'Università di Siena, divulgatore dal 2013, comasco dal 1990. Da piccolo volevo guidare la ruspa, ora preferisco piccone e trowel. I pizzoccheri sono l'alimento fondamentale della vita.

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